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Le analisi costi-benefici si applicano solo per i (progetti) nemici!

Metro 2, perché Appendino non fa l’analisi costi-benefici? In 14 anni coi treni lo smog non è diminuito                                                                                La stima fornita dalla sindaca è priva di fondamento. Nella migliore delle ipotesi la linea 2 potrà attrarre dalla strada un decimo dei viaggi da lei indicati. Sarebbe a questo punto utile un’operazione come i grillini pretesero per la Torino-Lione. Semaforo verde dal Governo per la seconda linea della metropolitana di Torino. Esulta la sindaca Appendino che scrive trattarsi di una «infrastruttura strategica che cambierà il volto della città». Infatti: «è stimata una riduzione del traffico privato fino a 300mila passaggi giornalieri, tema fondamentale per una Città come Torino, dove l’inquinamento dell’aria è un problema urgente e che vede nel traffico la fonte dell’85% delle emissioni». Sembra di rileggere le dichiarazioni dei suoi predecessori quando fu decisa la costruzione della prima linea aperta al traffico nel 2006. Tredici anni dopo è possibile fare un bilancio delle ricadute di quel progetto sul traffico e sull’inquinamento della città. Innanzitutto: quanti sono i viaggi? Negli ultimi tre anni, in media, ogni giorno sono stati effettuati 115mila spostamenti. Sono tanti o pochi? Secondo i dati dell’Agenzia per la mobilità regionale, nell’area metropolitana si effettuano ogni giorno 3 milioni di viaggi: fatto pari a 100 il totale, quelli in metro sono dunque pari a meno di 4. La seconda domanda che ci dobbiamo porre è: quanti sono gli spostamenti che grazie alla metro non vengono più effettuati in auto? Secondo un’indagine della stessa Agenzia, effettuata nel 2008, solo 11 passeggeri su 100 in precedenza utilizzavano il proprio autoveicolo; quasi 80 si servivano già dei mezzi di superficie mentre i restanti o si muovevano a piedi e in bici oppure non effettuavano quel tipo di viaggio. Si può dunque stimare che la metropolitana abbia ridotto il numero di spostamenti in auto di circa 15mila unità su un totale di 1,5 milioni. Il traffico privato è quindi stato alleggerito dell’1%. La ricaduta in termini di riduzione dell’inquinamento è stata del tutto marginale. Da oltre tre decenni la qualità dell’aria a Torino, come in tutte le altre città italiane, è in costante miglioramento ma non grazie al trasporto pubblico. Basti pensare che rispetto al 1991 il numero di viaggi con i mezzi collettivi si è pressoché dimezzato: da un milione si è passati a poco più di 500.000 movimenti al giorno. Il merito è interamente da attribuire alla straordinaria innovazione tecnologica dei veicoli e ai miglioramenti avvenuti negli altri settori (riscaldamento ed energia). Come dovrebbe risultare evidente alla luce dei dati sopra riportati, la stima fornita da Appendino è priva di fondamento: nella migliore delle ipotesi, la linea 2 potrà attrarre dalla strada un decimo dei viaggi indicati dalla Sindaca. Dobbiamo perciò concludere che si tratta di un cattivo investimento? Non necessariamente, ma per poter esprimere un giudizio fondato occorrerebbe valutare con attenzione costi e benefici. Proprio come fino a pochi mesi fa i grillini chiedevano di fare per la Torino-Lione. Una posizione che era evidentemente strumentale: le costi-benefici si applicano per i (progetti) nemici; per quelli amici sono sufficienti slogan privi di riscontro nella realtà identici a quelli propagandati con successo dai sostenitori della Tav.                                                   Di Francesco Ramella Pubblicato su Corriere della Sera (Corriere Torino)

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