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L'analisi economica degli investimenti: uno strumento di democrazia

La normativa italiana sull’uso delle (scarse) risorse pubbliche è catastrofica, e contribuisce in modo significativo a spiegare l’enorme debito pubblico che ci affligge. Vediamo rapidamente perché: in altri tempi i padri costituenti hanno forse assunto che tutti i politici sarebbero stati onesti e lungimiranti difensori dell’interesse pubblico come lo erano loro, scrivendo la nostra costituzione. Ma certo il peso di ideologie collettivistiche era forte, e si sposò bene con quelle di una DC ormai lontana dalle idee di Don Sturzo, Con questa assunzione, non posero praticamente nessun “paletto” al possibile uso distorto o forsennato dei soldi pubblici. Infatti le uniche norme che esistono sono del tutto irrilevanti a questo fine: l’articolo 3 dice che i cittadini sono uguali di fronte alla legge (e questo dal punto di vista economico significa che le tasse non possono colpire arbitrariamente, discriminando tra cittadini). Poi le tasse devono essere (art.53) progressive, cioè far pagare di più ai più ricchi. Infine, istituisce la Corte dei Conti, per verificare se si sono commessi danni erariali, ma è un organo che non può incidere sugli sprechi. Cioè se un politico vende un immobile a un milione di Euro quando ne vale due, è perseguibile per danno erariale, ma se per comprarsi il consenso elettorale costruisce un’opera pubblica inutile da un miliardo o fa immotivatamente pagare tariffe risibili per dei servizi di trasporto mandandoli in bancarotta, non è perseguibile. L’”arbitrio del principe” nell’uso dei nostri soldi è sancito per legge. Se qualcuno avesse dubbi che queste siano considerazioni solo teoriche, di nuovo guardi al nostro debito pubblico, e agli infiniti casi pratici di spreco che ognuno di noi può verificare nel settore dei trasporti, di cui qui ci si occupa. In particolare il prof.Arrigo aveva calcolato, certo esagerando, che le sole ferrovie avevano contribuito a circa 350 miliardi del debito nazionale. A chi scrive però risultava che nei 15 anni del progetto Apollo i sussidi alle ferrovie italiane erano stati circa dello stesso importo dei costi di quel progetto, che sviluppò tecnologie delle cui ricadute godiamo ancora adesso. Ma in fondo a chi interessava mandare italiani sulla luna, è un satellite disabitato… Ora, se le cose normativamente stanno così, fare i conti per motivare le spese prima, e rifarli poi per rendere conto ai cittadini dei risultati, diventa un’esigenza democratica, in un contesto di politici lontani da ogni timidezza nello spendere i nostri soldi e a fronte della voragine di debiti da loro scavata. L’arbitrio presuppone il principe benevolo e onniscente, ma questo principe, se mai è esistito, sembra oggi proprio sparito. I conti bisogna farli meglio che si può, ma moralmente certo non si può non farli. Servono al dibattito democratico e ad aiutare le scelte del decisore aumentandone la consapevolezza e l’accountability (non certo a decidere in modo meccanico). Il ministro Toninelli ci ha provato, ma il combinato-disposto degli interessi settoriali (potentissimi, anche perché il settore non è molto aperto alla competizione per ragioni tecniche) e partitici, sta notoriamente facendo fallire il tentativo. Nessun NO potrà essere detto in base ai conti, e nessun cantiere di grande opera fermato, neanche la più inutile. E, si badi, questo aumenterà esponenzialmente nel tempo l’impossibilità di fermare opere inutili, saranno andate troppo avanti. Poi, che commedia indegna mandare in televisione gli operai che rischiano di perdere il posto di lavoro se si interrompe un’opera inutile, e non mostrare le copiose lacrime di chi perderebbe un lucroso appalto magari ottenuto senza gara. E non accennare nemmeno invece ai posti di lavoro distrutti nel settore privato a causa di un sempre maggiore prelievo fiscale, o a quelli che non si creeranno nel settore pubblico in settori a più alta intensità di lavoro. Il terzo valico si farà, anche se i conti han detto chiaramente che è uno spreco. Lo stesso probabilmente sembra ormai certo per la Brescia-Padova, senza nemmeno che ai contribuenti che la pagheranno siano stati fatti vedere i conti. E infine anche la TAV è probabile che sia destinata ad essere realizzata tal quale prevista dal precedente esecutivo. La Gronda di Genova è scomparsa dai radar, chissà quando verrà pubblicata l’analisi. E poi? Poi basta, moltissime opere al sud, quasi sicuramente destinate a rimanere deserte, non si analizzeranno nemmeno. Altro che dibattito trasparente, quello che conta è la pioggia di soldi pubblici dove ci sono voti da raccogliere. La politica chiede discrezionalità, non fastidiosi conti, prima come ora. Rimanendo al dibattito democratico, da farsi ovviamente prima delle scelte, questo comunque non sarebbe partito da sé. Il ministero doveva promuoverlo prima, e organizzarlo poi con mezzi adeguati, se ci credeva minimamente. Nemmeno una traccia di iniziative in tal senso: dunque nemmeno il dibattito ci sarà. Solo stentoree dichiarazioni “Si farà!!!!”. La Lega avanza rapidamente nei consensi con questa antica e poco nobile tecnica (la promessa di soldi a tutti)? Ebbene, non si può essere da meno… Marco Ponti

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