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Gli avversari delle analisi costi-benefici degli investimenti

Si possono suddividere in molte categorie: I “Benaltristi”: quelli che affermano che lo strumento è troppo semplice, ci vogliono modelli di simulazione complessi (e costosi da fare). I “Megapianisti”: quelli per cui non conta tanto la complessità dei modelli, ma la visione strategica del decisore, che deve fare un gran piano generale. Se poi il decisore cambia? Si fa un altro piano generale, e così all’infinito. Gli “Ambientalisti metafisici”: questi ritengono che l’ambiente sia l’unico obiettivo pubblico rilevante, “costi quello che costi”. Se poi le casse pubbliche si svuotano o il traffico si paralizza, non importa. I “Sinistri metafisici”: contano solo i pendolari sui mezzi pubblici (una minoranza assoluta). Vanno molto d’accordo con gli ambientalisti metafisici sovrastanti. I “Primatisti politici assoluti”: i politici son stati eletti, quindi hanno ragione a priori, decideranno comunque per il nostro bene. Se poi però i politici cambiano, e quelli nuovi non gli piacciono, quelli nuovi decideranno invece di sicuro per il nostro male. A una sottospecie di questi appartengono i “Già tutto è stato deciso, e quindi va bene così”. Tutti queste categorie sono di rispettabili studiosi che però in genere non hanno mai fatto una analisi economica di un investimento pubblico in vita loro. Qualcuno forse ne ha fatte fare qualcuna, con risultati positivi (vedi oltre). Poi c’è la sparuta categoria di quelli che ne ha fatta davvero qualcuna, e ha pubblicato i risultati. Si accettano scommesse su quanti di questi hanno detto dei NO a chi li pagava. Una sottospecie di questi ultimi ha fatto analisi con tecniche che dicono a priori sempre Si’, così stavano più tranquilli (Valore aggiunto, Multicriteria, su cui non si può qui entrare in dettaglio…). Marco Ponti

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