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Una critica classica alle analisi costi-benefici dei progetti

In risposta all'articolo dell'Ing. Fulvio Quattroccolo pubblicato sull'ultimo Mobility Magazine di FerPress.

   

L’analisi costi-benefici, per tutti i maggiori investimenti promossa dal ministro dei trasporti dell’attuale governo, era stata auspicata anche da quello precedente, anche se solo per i progetti non decisi da lui. Ora, questa tecnica di analisi, dominante in tutto il mondo scientifico internazionale, ha da sempre avuto molti ed agguerriti nemici. Non è priva di problemi, ma in cinquant’anni e un paio di premi Nobel, non si è trovato di meglio per valutare gli investimenti pubblici.

 

Il più recente avversario dichiarato di questa arida tecnica è l’ing. Fulvio Quattroccolo che ne ha scritto su Mobility Magazine, settimanale web di  Ferpress. Il caso è assolutamente paradigmatico della tipologia dei nemici dell’ABC: l’autore non è un economista, cioè probabilmente non ne ha mai fatta una in vita sua, è un consulente ferroviario, il modo di trasporto che soffre particolarmente per queste analisi a causa di costi molto elevati e di domanda nel complesso stagnante, ed infine è anche un progettista di costruzioni pubbliche, cioè un ruolo che configura a priori una implicita propensione per la spesa pubblica, “a prescindere”. L’autore auspica una visione politica strategica che appunto prescinda da tali meschine contabilità, che credo ritenga ragionieristiche. Ma chi nega questa necessità di strategie? I fautori dell’ABC sostengono solo che non si può non fare i conti, se non altro per trasparenza democratica (si chiama, nei paesi sviluppati, “accountability” del decisore). Per esempio, una strategia che puntasse più sulle manutenzioni e le piccole opere, invece di quelle che colpiscono i media e perciò piacciono tanto ai politici, non sarebbe una strategia rilevante?

 

Poi sostiene che al sistema dei trasporti occorrerebbe “resilienza” (o ridondanza), ispirandosi al crollo di Genova. Ottimo, raddoppiamo tutte le infrastrutture strategiche per la mobilità del Paese. Quanto costa? Chi paga? Il tema ovviamente è giudicato irrilevante, di fronte ai due miliardi di danni per quel tragico crollo. Peccato che crolli così tragici sono piuttosto rari nel tempo e nello spazio, e gran parte di quegli infiniti raddoppi risulterebbero soldi sprecati. Si riferisce poi in particolare al terzo valico ferroviario tra Milano e Genova (l’autore è, solo per caso, genovese) e alla TAV. Peccato che il terzo valico di alternative ne abbia già due, e la TAV ha un’alternativa autostradale fortemente sottoutilizzata.

 

Marco Ponti

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